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ESCURSIONISMO

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ESCURSIONISMO

I Monti Rognosi

I Monti Rognosi

Come potete vedere dalle foto, questi monti sono totalmente diversi dalle colline che caratterizzano il nostro naturale paesaggio, perche le rocce che li caratterizzano nono sono autoctone, 200 milioni di anni fa si trovavano alcuni km sotto il mare della liguria, e vengono da quella porzione del nostro sottosuolo chiamata Mantello Terrestre.

Durante i movimenti tettonici delle placche terrestri, alcuni lembi di questo mantello sono stati letteralmente strappati dalla loro sede e trasportati sulla terraferma, dove oggi costituiscono limitati affioramenti, localizzati soprattutto nell’Appennino Settentrionale e le colline interne della toscana.

Tali affioramenti prendono il nome di ofioliti.

L’intera area dei Monti Rognosi è costituita da un esteso affioramento di ofioliti, nome usato in geologia per raggruppare 3 rocce, la Serpentinite , il Gabbro e il Basalto,che hanno in comune l’origine magmatica sottomarina,il termine ofioliti deriva dal greco  Ophis che significa serpente e Lithos che significa roccia, e sta a significare l’aspetto tipicamente verde e scaglioso della serpentinite.

Ma quello che ha fatto sicuramente conoscere questi monti agli uomini sono le mineralizzazioni che vi si trovano associate,e cioè ferro, rame e limitate quantità di argento e oro.

Lo sfruttamento minerario dei Monti Rognosi si spinge molto indietro nel tempo, si pensa che i minerali estratti da questi monti siano stati utilizzati quasi 4000 anni fa, dagli Etruschi, per fabbricare un’ ascia di rame, rinvenuta nella zona delle antiche miniere di questi rilievi.

Questo rinvenimento testimonia come gli Etruschi (che avevano in Arezzo un grande centro di fusione e, secondo Gino Ceppodomo, anche un insediamento abitativo a Montedoglio) non sono certamente rimasti immuni al fascino dei Monti Rognosi.

Va ricordato che a quel tempo i monti erano totalmente privi di vegetazione arborea,e le loro rocce piene di minerali risplendevano al sole,tanto che i latini li chiamavano Mons Auris.

Le prime notizie invece certe, perché documentate risalgono al 1767 quando qui iniziò l’esplorazione di un promettente giacimento di rame nativo e solfuri di rame, sotto la supervisione del granduca di Toscana Pietro Leopoldo,che insieme al conte di Montauto, si avvalse per la direzione dei lavori di esperti provenienti dalle miniere di rame della Transilvania, in Romania.

Alla fine del secolo però le miniere risultano già abbandonate,ufficialmente per mancanza di mezzi ma si dice che i tecnici della Transilvania non volessero fare concorrenza al loro paese che era il maggior esportatore di rame nel mercato toscano. Nuove esplorazioni ripresero per mano francese agli inizi dell’800, e dopo un ennesimo abbandono continuarono nel 1847 con una società a maggioranza austriaca che lavorò nella zona per poco più di un anno.

Alla fine dell’800 donna Evangelista Martini, l’Anghiarina, diventa proprietaria di queste zone e incarica l’ingegnere comunale di Anghiari, Luigi Tuti, di compiere uno studio geologico nei suoi possedimenti, l’ingegnere opera due saggi nella zona di Poggio Castiglione e,  sostiene che i scarsi risultati ottenuti in passato sono dovuti alla poca mano d’opera usata durante i lavori e al fenomeno del contrabbando con il vicino stato pontificio, sostiene anche che il rame trovato sia stato solo quella piccola parte che è riuscita a salire nelle crepe del terreno e che al livello del fiume invece si trovi un grosso giacimento.

L’importanza avuta nei tempi antichi da questi monti si può notare anche dal massiccio incastellamento operato dai Longobardi dal settimo secolo in poi quando la famiglia dei Barbolani vi ha stabilito la sua dimora.

 

 

La vegetazione prevalente e costituita da pinete derivate da rimboschimenti iniziati nel primo ventennio del secolo.

Già nel 500 però sono iniziati studi per catalogare le diverse specie erbacee che si adattano a questo habitat, studi culminati a metà del 900 con la pubblicazione da parte del professor Pichi Sermolli di Sansepolcro di una fondamentale ricerca sulle diverse specie che colonizzano le rocce serpentiniche della Valtiberina.

Il periodo migliore per osservare queste piante è la primavera , quando qui possiamo vedere l’ Alisso di Bertoloni con i suoi fiori gialli in  abbondanza,  la sua diffusione è dovuta alla sua particolarità di assorbire dal terreno il nichel e di immagazzinarlo nelle foglie, cosa lo rende poco appetibile dagli erbivori. Molto diffuso anche una varietà di timo strisciante, il Tymus Acicularis.

Nella sommità di Poggio Pian della Croce troviamo delle radure che ricordano l’aspetto originario dei Monti Rognosi prima del rimboschimento, dove vive e fiorisce la Stipa Tirsa, il suo seme porta con se una lunga coda pelosa bianca, e una volta gli abitanti del luogo usavano ornare le loro case con mazzetti di queste infiorescenze chiamata comunemente nebbia (vedi foto).

La vegetazione prevalente e costituita da pinete derivate da rimboschimenti iniziati nel primo ventennio del secolo.

Già nel 500 però sono iniziati studi per catalogare le diverse specie erbacee che si adattano a questo habitat, studi culminati a metà del 900 con la pubblicazione da parte del professor Pichi Sermolli di Sansepolcro di una fondamentale ricerca sulle diverse specie che colonizzano le rocce serpentiniche della Valtiberina.

Il periodo migliore per osservare queste piante è la primavera , quando qui possiamo vedere l’ Alisso di Bertoloni con i suoi fiori gialli in  abbondanza,  la sua diffusione è dovuta alla sua particolarità di assorbire dal terreno il nichel e di immagazzinarlo nelle foglie, cosa lo rende poco appetibile dagli erbivori. Molto diffuso anche una varietà di timo strisciante, il Tymus Acicularis.

Nella sommità di Poggio Pian della Croce troviamo delle radure che ricordano l’aspetto originario dei Monti Rognosi prima del rimboschimento, dove vive e fiorisce la Stipa Tirsa, il suo seme porta con se una lunga coda pelosa bianca, e una volta gli abitanti del luogo usavano ornare le loro case con mazzetti di queste infiorescenze chiamata comunemente nebbia (vedi foto).

 

Negli anfratti rocciosi troviamo una felce, l’Asplenio del Serpentino, ma la specie più rara è la Daphne Cneorum (vedi foto), una pianta che arriva a noi dalle epoche glaciali e che vive in una zona limitata di Poggio Pian della Croce.

Negli anfratti rocciosi troviamo una felce, l’Asplenio del Serpentino, ma la specie più rara è la Daphne Cneorum (vedi foto), una pianta che arriva a noi dalle epoche glaciali e che vive in una zona limitata di Poggio Pian della Croce.

Rossano Ghignoni

Guida Ambientale Escursionista ufficiale (FI20040307), con attestato di qualifica rilasciato dalla Regione Toscana in Firenze il giorno 06/05/2005.

Organizza escursioni, anche personalizzate nel territorio della valle Tiberina, con particolare attenzione al complesso dei Monti Rognosi.

Si potrà scegliere di visitare i resti degli antichi castelli che proteggevano i confini Longobardi, oppure passeggiare per la Golena del Tevere , o vistare la piu piccola Volterrena con i resti della vecchia ferrovia che collegava Arezzo con Fossato di Vico, o ancora salire fino alla cima dell’alpe di Catenaia (1414mt)  attraversando castagneti e faggete, oppure vistare l’insolito territorio dei Monti Rognosi, con le sue rocce vulcaniche, i suoi endemismi e la sua storia.

Questa è solo una traccia, ogni itinerario può essere discusso insieme e subire , nel possibile, qualsiasi modifica .

 

Informazioni e Contatti

(+39) 339 2464939

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